A Nettuno il sale arriva sia dal mare aperto sia dalla foce, e sulle case del borgo si aggiunge la polvere che si stacca dalle murature storiche.
Il litorale di Nettuno è esposto e ventoso: sui moduli si forma la stessa pellicola salina che troviamo su tutta la costa, con l'aggravante che qui il vento la ridistribuisce anche sulle falde riparate, quelle che i proprietari considerano al sicuro.
Nel borgo medievale e nelle vie che scendono verso il porto c'è un secondo elemento, meno noto: il pulviscolo che si stacca da intonaci e murature vecchie. È una polvere minerale fine che si lega al sale e produce un velo grigiastro particolarmente tenace, che l'acqua da sola non porta via.
A Nettuno la finestra migliore è fra settembre e ottobre. Prima si rischia di lavorare con il vetro rovente, dopo cominciano le giornate corte in cui recuperare produzione serve meno. Chi ha un impianto con accumulo di solito preferisce anticipare, per arrivare pieno all'autunno.
A Nettuno il velo di sale e polvere minerale richiede un risciacquo abbondante, altrimenti la spazzola lo ridistribuisce invece di portarlo via. Con acqua pura e spazzole morbide, e con la pazienza di ammorbidire i depositi invece di grattarli via. L'acqua demineralizzata è la scelta obbligata: qualunque acqua contenga sali lascia, evaporando, esattamente ciò che si voleva togliere.
Escludiamo per principio tre cose: la lama o il raschietto, che rigano irreversibilmente il trattamento antiriflesso; i detersivi domestici, che lasciano un film tensioattivo su cui la polvere si riattacca subito; e l'idropulitrice, la cui pressione sollecita le sigillature perimetrali. Sul modulo, poi, non si sale: si lavora da terra o dal ponteggio.
Le coperture nettunesi sono molto varie: villette con tetto a falda nella zona nuova, terrazzi e lastrici solari nel centro storico. Sui lastrici verifichiamo sempre lo stato della guaina prima di portare acqua sul tetto, perché una pulizia non deve mai diventare un'infiltrazione.
A Nettuno la squadra arriva in poco più di venti minuti, ed è la stessa che poi segue l'impianto negli anni.
Uno sporcamento uniforme costa di norma fra il 5 e il 15% della produzione annua, e nei casi peggiori si va ben oltre il 30%. Sono percentuali che sull'impianto di una famiglia valgono qualche centinaio di kilowattora l'anno, cioè energia che continui a comprare dalla rete pur avendola sul tetto.
Prima di preventivare guardiamo i dati storici dell'impianto: se la perdita non c'è, non c'è motivo di intervenire.
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