A Grottaferrata i pini sono ovunque e i loro aghi finiscono nella fascia bassa dei moduli, dove trattengono acqua e sporco per mesi.
Le alberature di Grottaferrata sono in gran parte conifere. Gli aghi cadono tutto l'anno, non solo in autunno, e sui tetti a falda scivolano fino al bordo inferiore dei moduli fermandosi contro la cornice: lì formano un cordolo che blocca il deflusso dell'acqua.
Dietro quel cordolo si accumula terriccio, l'acqua ristagna e comincia il degrado biologico: prima una patina scura, poi muschio vero e proprio. Nel frattempo le conifere rilasciano resina, che è la sostanza più difficile da togliere dal vetro fra tutte quelle che incontriamo.
A Grottaferrata la pulizia dei bordi va fatta almeno una volta l'anno, indipendentemente da quanto il resto della superficie sembri pulito. Il momento migliore è la fine dell'estate, quando la resina è ancora relativamente fresca e si ammorbidisce con più facilità.
A Grottaferrata la prima operazione è liberare il bordo dagli aghi di pino: finché c'è quel cordolo, l'acqua non defluisce. Acqua osmotizzata e spazzole a setole morbide contro-rotanti su asta telescopica: è tutto. Il resto è tecnica. Su depositi induriti si procede per ammollo, bagnando e aspettando, perché l'obiettivo è sciogliere lo sporco e non strapparlo.
Su un impianto la parte fragile non è il vetro temperato in sé, che è robusto, ma il trattamento antiriflesso che lo ricopre e le sigillature del perimetro. Un raschietto rovina il primo, l'idropulitrice sollecita le seconde. Per questo non usiamo né l'uno né l'altra, e per lo stesso motivo non si cammina mai sopra i moduli.
Prevalgono ville immerse nel verde con coperture in coppi o in tegole, spesso con chiome che sporgono sopra il tetto. In quei casi segnaliamo anche l'ombreggiamento: se un ramo copre una stringa per due ore al giorno, quel problema la pulizia non lo risolve.
A Grottaferrata arriviamo in circa trentacinque minuti e nella stessa uscita possiamo verificare la produzione reale rispetto a quella attesa.
Le perdite per sporcamento che misuriamo più spesso stanno fra il 5 e il 15%; su impianti mai lavati e in ambienti severi abbiamo visto superare il 30%. Tradotto in pratica: la pulizia non è una spesa estetica ma un intervento che si ripaga con l'energia che rimette in circolo.
Il modo per esserne certi resta uno solo: leggere i dati dell'impianto prima e dopo, invece di fidarsi dell'impressione visiva.
Contattaci per un sopralluogo gratuito e senza impegno. Guardiamo insieme lo stato dei moduli e i dati di produzione, poi decidi.